La Rubrica Settimanale del Libro. Consigli per la lettura. Lunedì 26 Novembre 2012 A cura di Barbara Porziella.

 

La Rubrica Settimanale del Libro

Consigli per la lettura
Lunedì 26 Novembre 2012

A cura di
Barbara Porziella, II A

 

American Gods – Neil Gaiman (2001)  All’inizio di “American Gods” vediamo il protagonista, Shadow, appena uscito di prigione, accettare una proposta di lavoro come guardia del corpo per il misterioso Mr. Wednesday. Procedendo con la storia si inizia a rivelare la vera anima fantasy del romanzo: chi è dunque Mr. Wednesday? E quei suoi curiosi amici o compagni d’affari? E quei loschi tipi, suoi concorrenti? E per finire, chi è in realtà Shadow, e cosa significano quei suoi bizzarri viaggi onirici? In un’America che ha sostituito le vecchie divinità con nuove icone da idolatrare, si prepara un epico conflitto, uno scontro tra passato e futuro, combattuto in una terra che non appartiene ai vivi. Di tanto in tanto, la narrazione si interrompe, lasciando spazio a degli interludi e a delle sottotrame che confluiscono poi nelle vicende principali. La penna di Neil Gaiman si riconosce, sia per lo stile schietto, sia per gli innumerevoli personaggi memorabili, sia per i suoi dialoghi brillanti, nonché per la sua predilezione per il genere fantastico-gotico.

 

Il profumo – Patrick Süskind (1985)  Francia, XVIII secolo. Jean-Baptiste Grenouille, nato nel quartiere più povero e maleodorante di Parigi, abbandonato dalla madre, viene cresciuto da una bambinaia. Già da bambino scopre di avere un eccezionale talento: uno sviluppatissimo senso dell’olfatto. “Il profumo” segue la vita e le vicende terribili di questo curioso personaggio, affascinante nella sua non-umanità, riprovevole, eppure impossibile da detestare. Gli odori, i profumi, sono la sua ossessione, il suo unico interesse nel mondo, ed egli arriva anche ad uccidere con leggerezza pur di impossessarsene. Ed è attraverso gli odori che ci viene raccontata la storia: le descrizioni delle campagne, delle strade, delle città sono affidate agli innumerevoli odori che li pervadono, e che racchiudono tutta la loro essenza. “Il profumo” è uno di quei romanzi che si possono amare o odiare, ma che non verranno dimenticati, inquietante ma allo stesso tempo incredibilmente appassionante e coinvolgente, scritto con grande maestria e minuzia di particolari.
«Gli uomini potevano chiudere gli occhi davanti alla grandezza, davanti all’orrore e turarsi le orecchie davanti a melodie o a parole seducenti. Ma non potevano sottrarsi ai profumi. Poiché il profumo è fratello del respiro. Con esso penetrava gli uomini, a esso non potevano resistere, se volevano vivere. E il profumo scendeva in loro, direttamente al cuore e là distingueva categoricamente la simpatia dal disprezzo, il disgusto dal piacere, l’amore dall’odio. Colui che dominava gli odori, dominava il cuore degli uomini.»

 

Casa di bambola – Henrik Ibsen (1879)  “Casa di bambola” è un’opera teatrale dell’epoca vittoriana incentrata sulla vita di personaggi comuni, marito e moglie, che sembra essere perfetta. Ma andando avanti con le vicende avviene la presa di coscienza, da parte di Nora, protagonista femminile, di ciò che lei è davvero: una bambola, mossa dai fili di suo marito e della società, che vive nel suo piccolo mondo idilliaco. L’opera, che all’epoca suscitò molto scandalo e polemica, è una critica ai tradizionali ruoli dell’uomo e della donna nell’ambito matrimoniale, oltre che una testimonianza dell’aspirazione alla libertà e all’esaltazione della vita. Ibsen indaga la psiche individuale, individuando un’insanabile frattura tra i veri valori della vita e le regole imposte della società: l’ipocrisia, la mediocrità e l’egoismo di Torvald, marito di Nora, sono soltanto la manifestazione di un contesto sociale che bada al denaro, al lavoro ed all’ansia di affermarsi piuttosto che ai rapporti interpersonali, e così cancella l’universo interiore degli uomini.
«Ma la nostra casa non è mai stata altro che una stanza da gioco. Qui sono stata la tua moglie-bambola, come ero stata la figlia-bambola di mio padre. E i bambini sono stati le bambole mie.»

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